Humagne rouge

Appartiene alle varietà autoctone dell'arco alpino e dal secolo scorso è coltivata nel Vallese. Quest'uva a maturazione tardiva apprezza il clima secco dell'alta valle del Rodano.

Viene citata per la prima volta nell'inventario dei vitigni del comune vallese di Fully intorno al 1900. L'origine del nome è ancora incerta, poiché la varietà bianca che sin dal Medioevo ha trovato nel Vallese un habitat favorevole non risulta avere alcun legame con l'Humagne blanche. Secondo studi recenti l'Humagne rouge proverrebbe dall'Italia e sarebbe identico al Cornalin d’Aoste, una varietà che cresce appunto in Valle d'Aosta ed è giunta nella Valle del Rodano attraverso il Gran San Bernardo .

Negli anni Sessanta, i vigneti di Humagne rouge erano ancora rari nel Vallese e la varietà rischiava l'estinzione. Da circa 30 anni i viticoltori vallesi hanno compreso la potenzialità delle loro uve tradizionali e valorizzano l'Humagne. Oggi il vitigno copre infatti una superficie di circa 130 ettari. Degustati giovani i vini affascinano per il bouquet  chiaro e fresco con sentori di bacche mature, felce e viola; al palato risultano inizialmente morbidi per poi concentrarsi in una struttura compatta con evidenti note tanniche. L'abbinamento ideale è con l'agnello, le pernici e i brasati molto saporiti. Un affinamento in bottiglia da tre a cinque anni ammorbidisce i tannini e la frutta lascerà il posto a note di sottobosco e funghi. A quel punto l'Humagne rouge è perfetto per accompagnare piatti a base di selvaggina come la sella di capriolo e il cervo in salmì.

 

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