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Domaine Henri Delagrange

Didier Delagrange, proprietario ed esponente della sesta generazione dei Delagrange, trascorre molto tempo nei vigneti.

Le visite quotidiane alla vigna cominciano quando spuntano i primi germogli, e si concludono solo quando ogni singola pianta di vite è stata adeguatamente potata. Didier si occupa delle sue piante come se ciascuna di esse avesse una sua personalità. In luglio, ci spiega, si decide la qualità dell’intero raccolto: tutte le singole foglie che disturbano la maturazione dell’uva di ogni pianta, vengono perciò rimosse manualmente. In tal modo, inoltre, si evita la formazione di marciumi e malattie anche nelle annate più umide. Per effettuare questo lavoro in tutto il vigneto, esteso su 14,5 ettari, tre persone trascorrono due intere settimane tra le vigne. La ricompensa è rappresentata da un’uva perfettamente matura, pienamente sana e con il giusto contenuto di zuccheri, acidità, tannini e aromi. In cantina, ci dice Didier, tutto avviene da sé. Le cose, tuttavia, non sono così semplici: se in cantina non si lavora, infatti, non possono nascere grandi vini. Anche qui il grande viticoltore tiene tutto in pugno. Le uve vengono dapprima lasciate macerare a freddo per cinque giorni, per estrarre colore e aromi. A questo punto si procede alla fermentazione, che viene effettuata lasciando il mosto a contatto con il 40% dei vinaccioli interi, un procedimento che conferisce al vino un grande aroma e una sensazione particolarmente fresca al palato. Nella cantina di Henri Delagrange, inoltre, la quota di botti nuove non supera mai il 20%. In tal modo l’eccellente fruttato del vino può esprimersi in tutta la sua pienezza. Lo stile dei vini è simile a quello di Virgile Lignier-Michelot, una star tra i viticoltori, i cui vini vengono offerti in sottoscrizione da Coop ormai da diversi anni.