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Pheasant’s Tears

Prima di assaporare questa straordinaria selezione, dimenticate tutto ciò che sapete sul vino!

Vi propongo un ritorno alle origini, un vino come lo bevevano i nostri antenati, migliaia di anni fa. Il Kisi di Pheasant’s Tears in Georgia coniuga rarità, antichità e genuinità.

Vinificazione all’antica in qvevri

Da più di 8000 anni, in Georgia si produce il vino con il metodo più semplice che si conosca: i chicchi d’uva vengono pestati con i piedi, poi il succo, le bucce, i semi e i raspi vengono versati insieme in una qvevri, una gigantesca anfora in ceramica che viene poi sotterrata per mantenerla a una temperatura costante. Dopo l’avvio spontaneo della fermentazione a opera dei lieviti presenti per natura nella cantina (chiamata marani) o sull’uva, la qvevri viene chiusa con un coperchio d’argilla e quindi ricoperta di terra. Il vino e la bucce restano a contatto per un periodo che va dai 3 ai 6 mesi per i vini bianchi e per un solo mese per i rossi, al fine di non estrarre troppi tannini. In seguito, si travasa il vino in un’altra qvevri senza le fecce, depositatesi sul fondo per effetto della forza di gravità (il deposito si chiama chacha e trova impiego nella distillazione). Il vino riposa ancora per qualche mese nella nuova qvevri prima di essere imbottigliato nel periodo pasquale dell’anno seguente. Poiché i trattamenti delle vigne sono praticamente inesistenti, i vini nelle qvevri sono quanto di più naturale possa esistere.

Khaketi Georgia Kisi Pheasent's Tears 2015


Aufgepasst!! SCHMECKT NICHT JEDEM
enoesperta Miriam Lemke
Valutazione di esperti

Orange wine georgiano fuori dalle righe. Giallo albicocca pallido con riflessi aranciati e fini sedimenti dovuti all'imbottigliamento del vino senza filtrazione. Bouquet aromatico di fieno secco sostenuto da note di fiori di mandorlo bianchi e pesca sanguigna. Al palato i tannini presenti e pro … Vai al prodotto
CHF 20.50
75cl (10CL = 2.73)
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Vino arancione

Un comune vino bianco rimane a contatto con le bucce, i semi e i raspi solo per qualche ora, mentre per un vino in una qvevri tale contatto si protrae per vari mesi, per cui acquisisce non solo antociani (pigmenti) che gli conferiscono un colore ambrato, ma anche polifenoli che lo rendono tannico, a un punto tale che bevendolo a occhi chiusi lo si potrebbe prendere per vino rosso. Questa categoria è stata denominata «Orange wine» (vino arancione) nel 2004 da David Harvey, un commerciante di vini inglese che voleva informare i suoi clienti sullo stile particolare di questi vini.

Per saperne di più sui vini arancioni, vi consiglio vivamente di preordinare «Amber Revolution» (solo in lingua inglese), il solo e unico libro su tale tematica che uscirà nell’autunno 2018, scritto dal giornalista specializzato Simon Woolf: https://www.themorningclaret.com/shop/

 

Pheasant’s Tears

La cantina Pheasant’s Tears (lacrime di fagiano) è stata fondata nel 2007 da John Wurdeman e Gela Patalishvili; il nome fa riferimento a una leggenda georgiana, secondo cui solo i vini migliori fanno piangere i fagiani. Sorge spontanea la domanda chi avrebbe mai dato del vino a questi pennuti... Tutti i vini della cantina sono fermentati in qvevri, tra le 3 settimane e i 6 mesi a seconda del vitigno.

 

Intervista a John Wurdeman, fondatore di Pheasant’s Tears

Di origini statunitensi, John Wurdeman è oggi il punto di riferimento per quanto riguarda i vini georgiani elaborati in qvevri secondo il metodo tradizionale. Ho incontrato John per la prima volta nel 2011. Quest’uomo, buono come il pane e ormai perfettamente bilingue, mi ha impressionato con la sua passione per la cultura georgiana. In un’intervista in esclusiva per Mondovino, John ci parla del suo percorso atipico. José Vouillamoz: Com’è che un artista americano finisce in Georgia a produrre vino tradizionale in qvevri?

John Wurdeman: Fin da piccolo ero rimasto affascinato dai canti polifonici tradizionali e sognavo di viaggiare in Georgia per registrarli a impararli. Giunsi infine per la prima volta in Georgia nel 1995, e un anno più tardi comprai una casa a Sighnaghi, città famosa per i suoi artisti locali. Avendo studiato arti visive, ho cominciato a dipingere persone e paesaggi della Georgia. È lì che ho incontrato mia moglie Ketevan, una cantante e danzatrice folcloristica. La mia passione per la gastronomia e i vini georgiani è poi nata un decennio più tardi! Ho fondato la cantina Pheasant’s Tears per contribuire alla salvaguardia del metodo tradizionale di vinificazione in qvevri.

 

JV: A quanto ammonta la tua produzione annuale di Kisi?

JW: A circa 2000 bottiglie all’anno.

 

JV: Da dove provengono le qvevri e come si realizzano?

JW: Provengono soprattutto dalla regione di fabbricazione tradizionale, a Imereti nel cuore della Georgia, eccezion fatta per la nostra cantina originale, che contiene le vecchie qvevri della Cachezia; la più vecchia risale al 1878.

 

JV: Le piantagioni di Kisi in Cachezia sono aumentate a seguito del tuo successo?

JW: No, sarebbe esagerato affermarlo. Un tempo il Kisi era più diffuso, e con alcuni altri produttori lo abbiamo in qualche modo resuscitato una quindicina d’anni fa.

 

JV: Quali cibi consigli con il tuo Kisi?

Le mezze o le tapas con dei sapori forti e ricchi di contrasto, come l’agnello arrosto, i funghi, i legumi fermentati, la carne alla griglia, le pietanze speziate ecc. A dire il vero, i vini «arancioni» vanno bene con tutto!

 

Kisi 2015, Pheasant’s Tears

Il Kisi è un vitigno indigeno molto raro, coltivato su appena 50 ettari nella regione della Cachezia, nella Georgia sudorientale. È molto sensibile al microclima ed esige un terreno ben esposto. Il Kisi è spesso utilizzato in assemblaggio con il Rkatsiteli per conferirgli aromi floreali e fruttati; alcuni produttori praticano la vinificazione monovitigno, sia in versione moderna in tini in acciaio inox, sia in maniera tradizionale in qvevri come nel nostro caso.

John Wurdeman ci spiega che il suo Kisi viene prodotto in vari modi a seconda dell’annata. Per il 2015 ha optato per una macerazione pellicolare di tre mesi con l’80% di sgranellatura, poiché il Kisi è già di per sé molto tannico. Il colore è di un bell’arancione, al naso presenta aromi di erbe essiccate, di camomilla, di paglia e di fichi secchi. L’acidità è pressoché impercettibile, e i tannini sono molto presenti, racchiudendo sentori di albicocche secche, Il finale è estremamente lungo e tannico. Un vino stupefacente!

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Il vostro esperto in vini, Dr. José Vouillamoz